Alla [email protected] …….THE END di Rosi Marchese

THE END di Rosi Marchese

Sento scivolarti
nel pugno chiuso 
ti trattengo a forza ma 
fra le dita scappi e 
mi sfuggi

Restano oramai granelli 
a sporcarmi le mani
e aprendo ,via, via
anch’essi giu’ cadono

Uno per volta ,
come questi ultimi anni 
fino a che ecco giungerti
dolcissima con la falce.

Il passato è andato
il presente ci lascia 
tutto il resto finisce 
dove era cominciato

Ammucchiati e in fila
uno dopo l’ altro,
andremo via 
come sabbia che il mare 
forzatamente porta via.

La natura vince 
lei e’ piu’ forte
impotenti e consapevoli 
in silenzio nessuno 
si è mai ribellato
di quest’unica sorte

Accomunati
generazioni e popoli 
ecco dietro chiudersi
sfrangarsi le porte,
senza far rumore,
lasciamo tutto in terra 
senza badare piu’
a quel maniacale ordine.

Baracca e burattini 
di questo teatrino,
abbandoniamo
per noi si cala giu’
telo nero e sipario
……. le luci si spengono
e finito è il nostro film 
con un bel ,the end…

La morte non è male; perché libera l’uomo da tutti i mali, e insieme coi beni gli toglie i desideri. La vecchiezza è male sommo: perché priva l’uomo di tutti i piaceri, lasciandogliene gli appetiti; e porta seco tutti i dolori. Nondimeno gli uomini temono la morte, e desiderano la vecchiezza.

Giacomo Leopardi

 

 

Lacrima….Pianto Liberatorio

Pianto liberatorio

Una lacrima che scende dal viso è un dolore nascosto.
È come un terremoto dell’anima, un battito del Cuore che nessuno ascolta…
Una lacrima è un dono, chi riceve una lacrima sa che i sentimenti sono vivi, reali…
Una lacrima è una parte di Noi che l’animo umano non conosce, e non conoscerà mai.

Federica Carella

Ecco qui cari amici una delle sue splendide poesia ……LO SPECCHIO di Rosi Marchese

LO SPECCHIO
di
Rosi Marchese
·

Guardo questo specchio
tristemente invecchiato
mi sorride ammiccante
l’occhio ha strizzato.

Lo sguardo io abbasso
poi lo rialzo
vedo una giovine
avvicinarsi

Da lontano
nello specchio riflessa
un immagine confusa
tanto mi somigliava

Nei vaghi ricordi
era giovane e fresca
integra ancora
nella sua bellezza

Mi guarda e non ricorda
eppure in lei io
mi riconosco

Oh specchio specchio
delle mie brame
perchè sorridi
senza parlare ?

Muto resti
accennando un sorriso
intorno alle labbra or
vedo le rughe

Povera farfalla
dalle ali colorate
d’argento ora
si son pitturate

Guardi quei solchi
ti fanno paura e
hai lasciato oltre lo specchio
quella vecchia fanciulla!

Una lacrima scende pensando al passato ..

Capisci l’importanza del tempo quando vorresti fermarlo e, invece, ti accorgi che non potrai mai farlo…..- “Quanti anni hai?”
– “Ho l’età di una donna che si sente ancora un po’ bambina, troppo grande per tornare indietro e ancora troppo piccola per smettere di sognare”.

Liberarci da persone che riescono a farci perdere la serenità!

La serenità si raggiunge togliendo dalla palle le persone inutili. Può sembrare crudele questa mia affermazione e anche drasticamente selettiva, lo so. Ma ci sono persone che sono destinate solo a toglierci la serenità. Quelle vanno eliminate prima che possano succhiarci tutta “l’energia positiva” che ci compone, con il loro “ego” o con la loro malvagità.

              Silvana Stremiz

Solo allora saprai se era giusta o no !!

 

Non scegliere vai e basta ,poichè nessuna strada è giusta, se
non sai dove andare ,esse sono tutte
uguali credimi , solo dopo aver fatto
una scelta, potrai renderti conto com’è certamente, ora vai vai ,non guardarti indietro continua ad andare avanti ,almeno
che tu non voglia restare qui a meditare su che vuoi fare ! pensando quale sia quella giusta, ma ti dico una cosa,nei tuoi pensieri in questo momento sono tutte uguali !!La strada che percorrerai solo un giorno saprai se era giusta o errata !

Una bellissima poesia della nostra grande poetessa Alda Merini

Mi piace il verbo sentire…
Sentire il rumore del mare,
sentirne l’odore.
Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra,
sentire una penna che traccia sentimenti su un foglio bianco.
Sentire l’odore di chi ami,
sentirne la voce
e sentirlo col cuore.

Sentire è il verbo delle emozioni,
ci si sdraia sulla schiena del mondo
e si sente…
Alda Merini

 

Alda Merini all’anagrafe Alda Giuseppina Angela Merini (Milano, 21 marzo 1931)e ci ha  lasciato a (Milano, 1º novembre 2009)!E stata una delle più grandi  poetesse, aforiste  e scrittrici  italiana.

Vivo….

Vivere
Io vivo di emozioni,
di dolci parole
di sorrisi, di lacrime,
di amore, di passioni.
vivo di romanticismo
vivo di dolci melodie
Io vivo di incontri vecchi e nuovi
Di parole dette, taciute…ascoltate
Vivo di silenzi…e di musica e .. racconti
di esperienze sempre nuove…
vivo di ricordi ancora vividi nella mia mente …
vivo di sogni forse irraggiungibili,
ma vivo.

Lacrima

Lacrima

Dove risiede il tuo bacino
di quale forza sei figlia
e di che dolore sei il premio,
sei l’esondazione di uno stato d’animo
o l’indolenza di un ricordo
sei il piccolo volo di chi distratto cade
nella trappola dell’occhio troppo attento,
o atto di giustizia di un corpo che cede.
Incomprensibile miracolo continua a scivolare
differente in ogni anima perchè nessun viso è uguale
a volte libertà altre volte inganno.
Parole liquide di un dolore esacerbato
così profondo da prendere per mano
la madre dell’ansia e condurla sino all’ingresso dello stomaco.
Scendi e rallenta ad ogni anfratto del mio viso
come a cercare di evitarmi
un dolore ancor più grande….
la tua scomparsa.

Samuele Ardigò

Non scegliere

Non scegliere vai e basta,perchè nessuna strada è giusta, se
non sai dove andare sono tutte
uguali, solo dopo aver fatto
una scelta, pagherai le conseguenze di essa,ora vai,almeno
che non vuoi restare qui a meditare su quale sia quella
giusta, ma ti dico una cosa, in questo momento sono tutte
giuste

(E.P noumeno)

LA MAGIA DELLA MUSICA

Una magia

che si rinnova ogni giorno,

ad ogni ora,

e in ogni momento!

La musica

non ha confini

non ha limiti

non muore mai!

Sembra fatta da milioni di note

eppure sono solo sette,

che saltellano di qua e di là,

e si insinuano nei nostri pensieri.

La musica riesce a sfiorare la nostra anima

a riaccendere i nostri ricordi

ad esaltare le nostre emozioni.

E il mondo forse

non potrebbe esistere senza!

STONENGE

La Rosa nera

Elena Maneo
La rosa nera
Le bertesche plumbee di un maniero s’innalzavano nel cielo turchino del giorno. Le finestre istoriate erano un po’ sporche e i lati parevano funghetti neri e velenosi. In quella struttura, però, c’era ancora l’originario splendore e la dimora signorile, che imitava i castelli del Medioevo, era guarnita da un meraviglioso campo destinato a fare compagnia a qualsiasi creatura notturna o diurna. Un laghetto silenzioso azzurrognolo era nitido e brillava sotto i raggi di un debole sole autunnale. I padroni della residenza erano il conte Oscar Odd e la bella contessa Angelina, ed erano ricchi e molto conosciuti. A loro non mancava nulla, a parte un po’ di felicità. Angelina era una donna alta e magra, con il volto attorniato da una fitta capigliatura biondo cenere che scendeva lungo le spalle. Aveva due occhi grandi da gatta furba che guardavano attentamente tutto ciò che stava intorno. Non poteva avere figli e il conte era dispiaciuto, sia per la consorte, sia per il fatto che in quell’immensa tenuta sarebbe stato bello vedere delle creature alte un metro e dieci correre dappertutto. Sarebbe stato bello vedere quelle grazie naturali saltare, urlare, rompere quel silenzio deprimente che spesso e volentieri sovrastava i corridoi del maniero; belle creature che avrebbero portato il calore e l’allegria nelle fredde e tristi hall della reggia. Per questo Angelina si sentiva depressa, infelice, debole e stanca. Certe cose non riusciva a farle e alle volte si abbandonava a pianti isterici. Le uniche cose che sollevavano un po’ il morale alla contessa erano delle pitture appese alle pareti che raffiguravano imbarcazioni, spiagge ambrate e il sole, che sembrava così reale che andava a riscaldare tutto ciò che circondava l’infelice donna.
«L’atmosfera è rilassante».
Alla presenza del consorte, Angelina si allontanò dalla finestra della sala da pranzo.
«Sei tornato?»
«Come ti senti? Questa notte non hai dormito» disse il conte avvicinandosi alla moglie.
«Sto bene».
«Cara, sai che giorno è oggi?»
«Il nostro anniversario di matrimonio» rispose Angelina, priva di emozione.
«Sì, mia cara. Ho un dono per te».
«Un dono?»
«Sì. Aspetta qui» rispose il marito. Baciò sulla fronte la coniuge e uscì dalla sala con passo soffice.
Tornò poco dopo, non da solo, in compagnia di una bambina nera sugli otto anni, dotata di una bellezza particolare. L’insieme di occhi, capelli e labbra sembrava un dipinto prezioso. La magrezza pareva una forma di denutrizione, ma in realtà era dovuta alla costituzione. Indossava un vestito scuro come il carbone che le stava largo, e la
striscia bianca di denti batteva come un martello ammattito per la paura. Vedendola, Angelina rimase per un attimo ammutolita dalla meraviglia.
«Cosa significa?»
«Te lo spiego subito, mia cara. Questa è Katia, la tua serva personale, nonché il mio regalo per l’anniversario di matrimonio».
La donna fece un profondo respiro. Poi fu sopraffatta da una voglia: il suo disperato desiderio di avere un figlio, di abbracciare e amare la sua innocente creatura. Una lacrima calda le rigò la guancia sinistra.
«Bene…» disse col nodo alla gola, dopodiché non aggiunse altro e si ritirò nella stanza da letto.
Katia fu scortata da un’anziana servitrice nella camera che le avevano assegnato. Agli occhi della bambina, la reggia doveva sembrare una fortezza nel quale regnava solo la tristezza, come la notte che venne, malinconica e nostalgica.
Al primo albore del giorno Angelina si svegliò, percossa da un presentimento. Dopo aver indossato la veste da camera azzurrognola, uscì nel corridoio, dove la sagoma della piccola ospite si muoveva quatta.
«Katia?» la chiamò.
Nella penombra, due lacrime affiorarono negli occhi tristi e dolenti della ragazzina.
«Signora… madame… perdono… io non ho nessuno al mondo… e nessuno mi ha mai insegnato a fare la serva…»
«E vuoi andare via?» chiese la contessa, osservando il piccolo bagaglio che la bimba portava sulle spalle.
«Sì… per imparare a fare la serva».
Angelina sorrise alla piccola. Allungò la mano e disse: «Non ce n’è bisogno. Vieni con me».
Affrontarono insieme una scalinata alabastrina, tutto intorno era grande e lussuoso. Katia pensò a quale castigo fosse in serbo per lei per aver cercato di scappare, mentre la padrona aveva in mente tutt’altra cosa, una cosa che molti pargoletti orfani avrebbero gradito: un mondo fatto d’amore, calore, balocchi e comprensione.
Angelina donò alla bambina una stanza colma di giocattoli e ninnoli, dove bambole, marionette e modellini aspettavano di essere toccati, presi e baciati.
«Che succede?» giunse improvvisa la voce del conte.
L’uomo curiosò dentro la stanza e per la prima volta vide un fiore, una bellissima rosa nera ricca di purezza, innocenza e naturalezza.
«Succede… che abbiamo una figlia» mormorò la consorte.
Oscar, preso dall’emozione che all’inizio sembrava un niente, abbracciò la moglie e mormorò: «Sì, cara. Se a Katia va bene, abbiamo una figlia».

Le mie sensazioni

Sensazione incredibile ..
sedermi in solitudine,
solo un po triste per qualche mio motivo,
attraverso il vetro guardo il mondo…
Fuori ,il flusso delle risorse umane.Il polverone intorno, la confusione, la menzogna ,la crudeltà, l’inganno….Dietro al vetro galoppa la vita alla massima velocità…